martedì 11 giugno 2019

Caso Sesa-FanPage, scricchiola il Veneto del business ambientale


Sui palazzi del Veneto e non solo tira una brutta aria. L'inchiesta di FanPage pubblicata ieri sul caso Sesa mette a nudo il sistema del compostaggio dei rifiuti e apre uno squarcio su un settore delicato in cui la commistione tra pubblico e privato potrebbe celare inconfessabili architetture di potere. Il caso sta suscitando clamore anche sui media nazionali. Al di là della vicenda del marchiano conflitto di interessi che ha investito il giornalista veneto Fabrizio Ghedin, portavoce del sottosegretario all'ambiente del Carroccio Vannia Gava, oggi dimissionario (un Ghedin che al contempo svolgeva il ruolo di addetto alle relazioni esterne di Sesa), è l'assetto degli equilibri interni alla municipalizzata di Este nel Padovano a prestare il fianco a sospetti di ogni tipo.

Anzitutto non si capisce se la decisione di offrire una sponsorizzazione da 300mila euro a FanPage in cambio della possibilità di aggiustare il tiro della video-inchiesta della testata napoletana, sia o meno stata condivisa con l'azionista di maggioranza della società, ovvero il comune di Este.

Rimangono poi da chiarire i rapporti tra socio di maggioranza (e la politica veneta) e il dominus della società ovvero il manager Angelo Mandato, il quale rappresentando in qualche modo gli interessi della quota di minoranza privata di Sesa da sempre viene descritto come persona che esercita un potere incontrastato nella compagnia.

Rispetto alla compagine azionaria di quest'ultima poi rimangono da chiarire le fasi con cui negli anni Mandato, socio privato di Sesa rilevò l'azienda dalla famiglia Rossato finita nei guai per una storia di 'ndrangheta. L'inchiesta di FanPage tra l'altro apre anche uno squarcio inquietante sui controlli con cui gli enti pubblici, comune di Este, Arpav e Regione Veneto in primis avrebbero proceduto negli anni. Il compost ottenuto negli impianti Sesa era a norma di legge? Quenti controlli sono sono stati effettuati dalle autorità preposte dopo le lamentele dei cittadini? Quanti controlli sono stati eventualmente ordinati dalla magistratura? Il meccanismo del compost contaminato per caso ha interessato od interessa altri siti veneti? Negli anni le associazioni ambientaliste come si sono rapportate con Sesa e con altre società simili?

venerdì 7 giugno 2019

Caso Vallugana-Spv: durante il convegno bacchettate le autorità


(m.m.) Una cinquantina di persone ha preso parte ieri a San Tomio, frazione di Malo nel Vicentino, ad un dibattito pubblico intitolato «Mafie ambiente e grandi opere» organizzato dal Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Il convegno è arrivato in un momento delicato perché una delle famiglie che nella zona di San Tomio Vallugana protesta contro il cantiere Spv localizzato in località Covolo, sarebbe stata oggetto di alcune intimidazioni peraltro segnalate ai carabinieri. Di più, la zona da diverso tempo è al centro di una querelle ambientale che recentemente è sfociata in alcuni controlli ordinati dalla magistratura di Vicenza. Il tutto mentre sale il lamento dei residenti che non ne possono più del cantiere.

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giovedì 6 giugno 2019

La valle trema


(m.m.) Pochi minuti fa ho ultimato un corto che approfondisce il problema dei soprusi lamentati da un gruppo di residenti di Covolo-Vallugana, una frazione di Malo in provincia di Vicenza. Al centro della querelle c'è un cantiere della Superstrada pedemontana veneta, nota anche come Spv. Si tratta di una delle infrastrutture tra le più rilevanti tra quelle in cantiere oggi nel Paese. L'opera da anni è al centro di polemiche roventi. Chi protesta denuncia anche di avere patito una serie di intimidazioni che sono state segnalate alla autorità competenti...

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giovedì 21 marzo 2019

Affaire Pfas: nubi nere su Regione, Arpav e Provincia di Vicenza


(m.m.) Gli sviluppi delle ultime ore del caso Pfas rendono ancora più cupa la vicenda di uno dei casi di contaminazione tra i più discussi nel Belpaese. Da una parte ci sono le rivelazioni contenute in una relazione al vetriolo inviata dal Noe alla procura berica, di cui parla diffusamente Greenpeace, la quale in passato aveva attaccato gli enti territoriali veneti. E poi ci sono gli elementi che emergono dalla lettura in filigrana del verbale con cui, sempre i carabinieri del Noe, hanno recentemente multato Miteni, la spa trissinese ritenuta al centro del caso Pfas, oggi fallita per giunta, per un importo di 400mila euro.

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