lunedì 18 novembre 2019

Venezia, per le partecipate comunali la querelle è infinita


Mentre la città di Marco Polo continua a fare i conti con i rovesci climatici e con le polemiche sul Mose, a Venezia l'aria si fa rovente pure per la questione dei ventilati conflitti di interesse in capo alla giunta e in special modo all'assessore al bilancio Michele Zuin. Da sempre vicino al parlamentare azzurro Renato Brunetta, già nel 2012 da semplice professionista Zuin finisce in una querelle a sfondo politico a seguito di una inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it in data 6 luglio 2012. In quel servizio a firma di Alessandro Ferrucci e Ferruccio Sansa compare anche il nome di Maurizio Zuin, fratello di Michele,  come lui stimato commercialista nel capoluogo veneto.

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venerdì 4 ottobre 2019

Ambiente, si fa sul serio? Orizzonti e prospettive


(m.m.) Alcuni giorni fa il climatologo Luca Mercalli ad Asiago in provincia di Vicenza aveva dato l'ennesima strigliata alla classe dirigente nazionale in forza dell'allarme lanciato da anni in merito ai traumi che il riscaldamento globale sta causando e causerà al pianeta ovvero alla popolazione mondiale. Pochi giorni dopo è arrivata la manifestazione nazionale dei collettivi Fridays for future che ha invaso pacificamente le strade di tutto l'Occidente e non solo. Il 29 settembre a Valdagno durante Festambiente la rete ecologista del Vicentino «ha fatto tesoro» della kermesse organizzata da Legambiente della Valle dell'Agno (nel riquadro un momento della manifestazione) per fare il punto della situazione. Ne è emerso uno scenario variegato (riassunto in una carrellata di video-interviste) in cui il motivo ricorrente era il rapporto, spesso difficile, tra l'orizzonte della classe dirigente (politica ed imprese in primis) e quello del mondo ecologista. E sempre stando alla cronaca ieri il quotidiano Vicenzatoday.it ha dato conto di un convegno andato in scena a Castelfranco Veneto durante il quale è emersa una proposta di non poco conto. Quella di azzerare le numerose deroghe previste dalla recente legge regionale sul riassetto urbanistico-ambientale del Veneto: obiettivo che dovrebbe essere raggiunto grazie ad una legge dello Stato da votare al più presto in Parlamento. La società civile, la politica, le forze sindacali, i portatori di interesse, le imprese, avranno la voglia e il coraggio di cominciare, per esempio, dalla proposta uscita da Castelfranco? Queste ultime due settimane sono state molto calde sul piano della discussione dei temi ambientali. Qualcuno ha davvero intenzione di cominciare a quagliare?

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sabato 14 settembre 2019

Caso Spv-Trevignano, le polemiche non si placano


(m.m.) In una breve video-intervista rilasciata a Taepile.net Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento che da anni si batte contro la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, meglio nota come Spv, parla del recente cedimento che ha interessato una sponda del cantiere della stessa Spv, cedimento che è avvenuto tra Trevignano e Montebelluna in provincia di Treviso. Tra le critiche che il Covepa solleva ce n'è una in particolare, quella per cui la Regione Veneto, che è poi il concedente dell'opera assuma da tempo una posizione ancillare nei confronti del privato concessionario ossia la italo-spagnola Sis.

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lunedì 19 agosto 2019

Crollo al cantiere Spv di Trevignano, il Covepa bacchetta la Regione Veneto


(m.m.) Le giustificazioni addotte dalla Regione Veneto nella recentissima vicenda del parziale crollo che ha interessato un ponte canale lungo il cantiere della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv, in provincia di Treviso, non convincono i comitati ambientalisti. A sostenere questa tesi è Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento che da anni si batte contro l'opera.  Il quale alle telecamere di Taepile.net parla di un evento che avrebbe potuto causare vittime, in primis tar gli operai. Il portavoce poi aggiunge: «È sbagliato sostenere che poiché l'opera è ancora in fase di realizzazione possano accadere episodi come quello accaduto a Trevignano dove un pezzo del ponte canale è venuto giù come un pezzo di stracchino». Poi il comitato aggiunge un'altra considerazione sull'incidente (nel riquadro l'immagine del ponte collassato): «È come se la mia casa fosse quasi finita e un giorno di punto in bianco se ne venisse giù un muro. Evidentemente nel progetto o nella sua realizzazione c'è qualche cosa che non funziona».

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giovedì 11 luglio 2019

Scandalo Pedemontana, la bordata degli ambientalisti ai sindacati


(m.m.) È un attacco ad alzo zero nei confronti degli edili di Cgil, Cisl e Uil quello distillato ieri sul blog del Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la Spv, recentemente finita un un maxi scandalo giudiziario per forniture truccate, almeno stando alle accuse mosse dalla procura di Vicenza. La triplice l'altro ieri aveva preso una netta posizione ipotizzando un accordo in cassa integrazione per i dipendenti rimasti senza lavoro dopo il sequestro ordinato dal giudice per le indagini preliminari di Vicenza. Ma gli ambientalisti del Covepa non ci stanno e attaccano: «rispetto per chi rimane senza lavoro. Ma chi rimane a spasso dovrà finire a carico del concessionario incaricato di realizzare l'opera, ossia la Sis».

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lunedì 1 luglio 2019

Mose da rifare e Spv da ripensare


(m.m.) Le criticità del Mose, note, deflagrano su Il Fatto di oggi che carte alla mano spiega una serie di magagne tecniche che fanno correre il rischio di rendere l'opera inservibile. Che queste magagne non fossero prevedibili a Venezia non ci crede quasi nessuno. Però, l'opera è andata avanti negli anni come una furia, in modo che, sorpassato il punto di non ritorno, non ci fosse più né il tempo né il modo per cambiarla in qualcos'altro. Qualcos'altro che non si trasformasse in un pozzo di san Patrizio sulle spalle dei contribuenti.

La Pedemontana o Spv quanto dista dal Mose in questo senso?  Proprio in relazione alla questione delle cerniere proprio su questo blog nel 2015 scrissi: «Quanto al Mose poi ci sarebbe un ultima cosa da dire. Chi ha letto le carte della progettazione nonché i dubbi emersi in tantissimi ambienti scientifici sa una cosa. Tempo tre quattro anni alcuni nodi verranno al pettine. Uno di questi è il sistema di cerniere che tiene le paratie mobili ancorate al resto del sistema. Ruggine, salsedine, pressione faranno strame del sistema vanto del gruppo Mantovani alias famiglia Chiarotto. Il Mose, che dio solo sa quando sarà completato», se sarà completato o se più probabilmente sarà dismesso, «diventerà allora anche una ferita non cicatrizzabile».

Sempre nello stesso commento aggiungevo: «Il che comporterà un esborso milionario costante per mantenerlo se non funzionante, perché probabilmente non lo sarà mai, ma almeno stentatamente integro. In questa faccenda la cosa simpatica sta però nel fatto però che eventuali malfunzionamenti, per legge, gravano sullo Stato e non su chi ha realizzato, scientemente o meno poco importa, i lavori alla viva il parroco. Un altro rubinetto infinito è stato aperto in ragione di un ordito premeditato molto tempo prima. Ora, i soloni di Confindustria che predicano un giorno sì e l'altro pure contro gli sprechi della spesa pubblica e a favore del rientro dello Stato dal suo debito, come mai non imprecano contro questa spesa malata che fa rima con grandi opere? E se mutatis mutandis questo meccanismo lo rivedremo anche nella Spv, allora significherebbe che le stesse menti, hanno dato vita allo stesso congegno infernale...». Non è questione di avere la sfera di cristallo, sarebbe bastato leggere le carte e ascoltare qualche scienziato di chiara fama. Molti lo hanno fatto, ma nessuno ha dato ascolto al buon senso. La pancia dolosamente piena non ha fatto prigionieri. I veneti quasi quasi meriterebbero di pagarne tutte le conseguenze: altro che fondi statali per tappare la falla. Per la Spv c'è ancora tempo per correggere il tiro prima che diventi un abominio? Forse sì, forse no. Sarebbe saggio provarci, empio non farlo.

domenica 23 giugno 2019

Piccole grandi rogne della Spv


(m.m.) Sono passati pochi giorni dal 3 giugno, giorno in cui è stato inaugurato il primo tratto della Superstrada pedemontana veneta da Thiene a Breganze-Montecchio Precalcino. In un reportage ultimato poche ore fa è possibile constatare come quel tratto sia pressoché deserto. Ma i problemi per la Pedemontana, nota anche come Spv, non finiscono qui. Alcuni giorni fa è scoppiata la grana della intersezione con la A4, il problema stavolta si presenta nel comune di Montecchio maggiore, sempre nel Vicentino. Ma si tratta di un inghippo che covava sotto le ceneri e che l'amministrazione regionale del Veneto conosceva bene. Tanto che la polemica è esplosa immediatamente coi comitati che hanno attaccato seduta stante la Regione Veneto (l'accusa più dura è giunta da Massimo Follesa, portavoce del Covepa, uno dei coordinamenti che da anni si batte contro l'opera). E non è finita. Il comitato dei residenti di Vallugana, un'area interessata da un altro contestatissimo cantiere Spv a Malo in provincia di Vicenza, denuncia ancora una volta una situazione di grande disagio. In una nota diffusa il 21 giugno da Andra Viero, il portavoce del comitato si legge che «le polveri che costantemente e copiosamente» i residenti sono «costretti a respirare» stanno rendendo la vita impossibile a chi vive a ridosso del cantiere. «Viviamo ormai blindati in casa» aggiungono gli abitanti che oltre alla nota hanno diramato anche alcune foto (nel riquadro) nonché un brevissimo video. «Le polveri prodotte dalle lavorazioni unite allo smog prodotto dai mezzi di cantiere e dai fumi a seguito delle esplosioni rendono l’aria asfissiante».

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martedì 11 giugno 2019

Caso Sesa-FanPage, scricchiola il Veneto del business ambientale


Sui palazzi del Veneto e non solo tira una brutta aria. L'inchiesta di FanPage pubblicata ieri sul caso Sesa mette a nudo il sistema del compostaggio dei rifiuti e apre uno squarcio su un settore delicato in cui la commistione tra pubblico e privato potrebbe celare inconfessabili architetture di potere. Il caso sta suscitando clamore anche sui media nazionali. Al di là della vicenda del marchiano conflitto di interessi che ha investito il giornalista veneto Fabrizio Ghedin, portavoce del sottosegretario all'ambiente del Carroccio Vannia Gava, oggi dimissionario (un Ghedin che al contempo svolgeva il ruolo di addetto alle relazioni esterne di Sesa), è l'assetto degli equilibri interni alla municipalizzata di Este nel Padovano a prestare il fianco a sospetti di ogni tipo.

Anzitutto non si capisce se la decisione di offrire una sponsorizzazione da 300mila euro a FanPage in cambio della possibilità di aggiustare il tiro della video-inchiesta della testata napoletana, sia o meno stata condivisa con l'azionista di maggioranza della società, ovvero il comune di Este.

Rimangono poi da chiarire i rapporti tra socio di maggioranza (e la politica veneta) e il dominus della società ovvero il manager Angelo Mandato, il quale rappresentando in qualche modo gli interessi della quota di minoranza privata di Sesa da sempre viene descritto come persona che esercita un potere incontrastato nella compagnia.

Rispetto alla compagine azionaria di quest'ultima poi rimangono da chiarire le fasi con cui negli anni Mandato, socio privato di Sesa rilevò l'azienda dalla famiglia Rossato finita nei guai per una storia di 'ndrangheta. L'inchiesta di FanPage tra l'altro apre anche uno squarcio inquietante sui controlli con cui gli enti pubblici, comune di Este, Arpav e Regione Veneto in primis avrebbero proceduto negli anni. Il compost ottenuto negli impianti Sesa era a norma di legge? Quenti controlli sono sono stati effettuati dalle autorità preposte dopo le lamentele dei cittadini? Quanti controlli sono stati eventualmente ordinati dalla magistratura? Il meccanismo del compost contaminato per caso ha interessato od interessa altri siti veneti? Negli anni le associazioni ambientaliste come si sono rapportate con Sesa e con altre società simili?

venerdì 7 giugno 2019

Caso Vallugana-Spv: durante il convegno bacchettate le autorità


(m.m.) Una cinquantina di persone ha preso parte ieri a San Tomio, frazione di Malo nel Vicentino, ad un dibattito pubblico intitolato «Mafie ambiente e grandi opere» organizzato dal Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Il convegno è arrivato in un momento delicato perché una delle famiglie che nella zona di San Tomio Vallugana protesta contro il cantiere Spv localizzato in località Covolo, sarebbe stata oggetto di alcune intimidazioni peraltro segnalate ai carabinieri. Di più, la zona da diverso tempo è al centro di una querelle ambientale che recentemente è sfociata in alcuni controlli ordinati dalla magistratura di Vicenza. Il tutto mentre sale il lamento dei residenti che non ne possono più del cantiere.

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giovedì 6 giugno 2019

La valle trema


(m.m.) Pochi minuti fa ho ultimato un corto che approfondisce il problema dei soprusi lamentati da un gruppo di residenti di Covolo-Vallugana, una frazione di Malo in provincia di Vicenza. Al centro della querelle c'è un cantiere della Superstrada pedemontana veneta, nota anche come Spv. Si tratta di una delle infrastrutture tra le più rilevanti tra quelle in cantiere oggi nel Paese. L'opera da anni è al centro di polemiche roventi. Chi protesta denuncia anche di avere patito una serie di intimidazioni che sono state segnalate alla autorità competenti...

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giovedì 21 marzo 2019

Affaire Pfas: nubi nere su Regione, Arpav e Provincia di Vicenza


(m.m.) Gli sviluppi delle ultime ore del caso Pfas rendono ancora più cupa la vicenda di uno dei casi di contaminazione tra i più discussi nel Belpaese. Da una parte ci sono le rivelazioni contenute in una relazione al vetriolo inviata dal Noe alla procura berica, di cui parla diffusamente Greenpeace, la quale in passato aveva attaccato gli enti territoriali veneti. E poi ci sono gli elementi che emergono dalla lettura in filigrana del verbale con cui, sempre i carabinieri del Noe, hanno recentemente multato Miteni, la spa trissinese ritenuta al centro del caso Pfas, oggi fallita per giunta, per un importo di 400mila euro.

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