sabato 25 gennaio 2020

Alla canna del biogas: le ombre sull'impianto di Reggio Emilia


La polemica sull'impianto a Biogas che la Regione Emilia Romagna ha autorizzato alla porte di Reggio Emilia rischia di trascinare il centrosinistra che lo sostiene in una caduta rovinosa. Se poi quest'ultima sarà decisiva o meno per le elezioni che domani interessano il rinnovo del consiglio regionale solo il tempo potrà stabilirlo.

Che la situazione non volga al bello per il Pd, che da anni domina incontrastato in Emilia, lo si era già capito in ottobre quando famiglie, agricoltori, produttori ed ecologisti cominciare a protestare vibratamente contro il progetto proposto da Iren, non solo una multi-utility dell'energia, ma uno dei veri e propri colossi tra le municipalizzate italiane. Per quest'ultima la realizzazione dell'impianto altro non è che un modo per trovare un re-impiego utile di alcuni scarti del settore primario. Per i suoi detrattori invece si tratta di una installazione calle ricadute nocive sia sul piano generale sia, nello specifico, per la locale produzione del Parmigiano-reggiano, il formaggio italiano per antonomasia. Tra le contro-indicazioni dei biogassificatori ci sono infatti le «temutissime» spore di clostridi, che se per via aerea penetrano nelle forme di formaggio in via di stagionatura possono comprometterne la qualità e non solo. Di più, l'accusa che viene mossa a questi impianti è quella di non rispondere ad alcuna necessità energetica bensì di avere come unica ragion d'essere il fatto, direttamente o meno, lautamente «benedetti» dagli incentivi statali.

IL NESSO IREN PD
Ma quale è il nesso tra la vicenda di Reggio e quella delle elezioni regionali? Anzitutto Iren da sempre è considerata una delle multiservizio più organiche alla galassia del Pd. Durante gli ultimi mesi i detrattori dell'impianto hanno attaccato ad alzo zero non solo la giunta comunale reggiana, accusata di essere supina nei confronti dei desiderata della società, ma le critiche sono finite addosso all'amministrazione regionale, per il cui rinnovo si vota domani. L'ok che alcune settimane fa è giunto proprio dalla Regione ha rotto definitivamente gli argini di quella parte di elettorato di centrosinistra (base sindacale, agricoltori vicini al mondo cooperativo, ecologisti) che potrebbero essere tentati dal non presentarsi al voto. O addirittura potrebbero decidere «di punire» il governatore uscente Stefano Bonaccini. Il quale da settimane è impegnato in un estenuante faccia a faccia elettorale con il principale competitor, ossia la legista Lucia Borgonzoni che supportata dall'endorsement del leader leghista Matteo Salvini potrebbe riuscire nell'impresa «storica» di espugnare la Regione Emilia, da decenni roccaforte del centrosinistra: una regione che dai detrattori della Lega è vista come uno degli ultimi baluardi per evitare che un centrodestra che viene dipinto come pieno di tendenze poco democratiche tracimi anche in un feudo rosso. Il che potrebbe costituire una premessa per la presa del potere a livello nazionale.

LIASON ELETTORALI
Ora non è un mistero che tra coloro che si oppongono al biogassificatore giusto in ottobre, ma non solo in ottobre, erano stati lanciati segnali precisi all'indirizzo dell'establishment regionale democratico: cosa peraltro testimoniata dalle telecamere di Taepile.net in una breve scheda filmata. Come non è un mistero che un pezzo della galassia di coloro che si oppongono all'impianto (che ieri hanno annunciato un ricorso al Tar contro il progetto peraltro) abbia cominciato a «flirtare sottobanco» con la Borgonzoni per trovare una sponda utile al blocco dell'iter qualora quest'ultima dovesse sconfiggere Bonaccini.

I TIMORI E LA VERGOGNA
Ad ogni modo da giorni nel Pd la tensione di taglia col coltello. Un consigliere comunale democratico di Reggio, che chiede l'anonimato non nasconde i suoi timori: «L'ok all'impianto rischia di essere un suicidio assistito. Anzitutto potrebbe essere la goccia che alle elezioni regionali fa traboccare il vaso a favore della Lega. Ma anche se il centrosinistra vincesse noi a Reggio saremmo obbligati a vivere con questa spina conficcata nel fianco. Tuttavia - prosegue il consigliere - ci sono altre due questioni assai più importanti. Questa vicenda, e me ne vergogno, dimostra quanto le multi-servizio, sebbene formalmente in mano agli enti pubblici, siano diventate le azioniste di maggioranza delle amministrazioni locali. Hanno assunto un peso così determinante che la politica, me per primo, non è più in grado di dire no. In secundis in città circolano delle voci che non mi piacciono per niente: nella filiera per l'approvvigionamento della materia prima per il funzionamento del biogassificatore e in quella per lo smaltimento dello scarto ossia del digestato sono già pronti alcuni soggetti vicini alla 'ndrangheta. E in una delle province che sono state epicentro dell'affaire Aemilia, la cosa mi fa venire i brividi».

Marco Milioni

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