(m.m.) Ieri su Il Giornale di Vicenza in pagina 27 è comparso un articolo interessante. Nel quale si racconta che l'Agenzia delle Entrate del centro storico prenderà in affitto nella cittadella di Borgo Berga una serie di grandi spazi perché quelli occupati in centro storico sono ormai vetusti. La cosa, diciamo così simpatica, che il quotidiano non scrive è che l'intero complesso di Borgo Berga, quello afferente il nuovo palazzo di giustizia è stato oggetto negli ultimi anni di una serie di esposti penali che hanno portato, tra mille prudenze, la procura a chiedere ed ottenere il sequestro di una parte di quel comparto (non quello che sarà occupato dal futuro affittuario). A questo punto la domanda nasce spontanea: ma le Entrate proprio quel complesso dovevano andare a scegliere? Non sanno che è possibile che proprio per gli effetti della indagine penale in corso quegli stabili potrebbero essere confiscati?
sabato 12 marzo 2016
lunedì 29 febbraio 2016
Pfas, Berti chiama in causa Zaia: «Dov'è il governatore? Solo il M5S affronta l'emergenza»
I veterinari conoscono analisi non emerse, Brusco: «Le mostrino al M5S, gli unici che hanno il coraggio di divulgarle». Centinaia di migliaia di veneti sono stati esposti e continuano ad essere esposti ai Pfas, che ormai sono entrati nella catena alimentare. Ma la Regione tace e Zaia parla di tutto fuorché della salute dei veneti: a dirlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, Jacopo Berti, che in queste ore interviene ancora rispetto allo scandalo esploso la settimana passata.
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venerdì 5 febbraio 2016
Pedemontana, il punto in una intervista
Oggi Vicenzatoday.it mi ha intervistato alla luce delle novità giunte dalla Corte dei conti sulla vicenda Spv. Spero di essere riuscito a condensare i temi principali di una querelle che terrà banco nel Veneto per anni ed anni giacché polemiche ed incognite non mancano. Il tutto fra l'altro è destinato a ingigantirsi nel tempo, anche con le altre grandi opere in programma...
lunedì 14 dicembre 2015
Spv, ciò che Puppato non dice
In queste ore i media veneti hanno riacceso i fanali sulla Spv, dopo la notizia del dossier choc redatto dalla Corte dei conti. Un dossier impietoso che davanti alla magistratura contabile sarà discusso il 21 dicembre a Roma. Nella capitale i ministeri, la Regione Veneto, il Commissario alla Spv, gli enti locali e i comitati potranno dedurre e controdedurre. Nel frattempo si capirà se le 160 pagine vergate da Antonio Mezzera contengano rilievi meritevoli di un vaglio anche da parte della magistratura penale.
Al momento però la politica si deve interrogare sulle condizioni che hanno portato la Spv, almeno per quanto concerne l'iter burocratico, ad essere ciò che è diventata. In parlamento alcuni esponenti del Pd, come la trevigiana Laura Puppato, hanno correttamente avanzato parecchie perplessità sull'operato del commissario e della Regione. Ma Puppato dovrebbe ricordare però che il commissario alla Spv Vernizzi si è potuto spingere tanto avanti perché la sua struttura nel 2012 è stata vergognosamente salvata da un voto inciuciato e trasversale di Lega, Pdl, Fli, Udc e Pd.
In questo scenario, in una sorta di botta e risposta concettuale il senatore Enrico Cappelletti (a destra nel riquadro) aveva per primo, rispetto a Puppato, indirizzato un rovescio verso il campo avversario, quello della maggioranza, ricordando tra le altre che l'iniziativa della magistratura erariale ha preso il via, per l'appunto, grazie ad un esposto del M5S. Ma come hanno fatto rilevare proprio i Cinque Stelle durante una serata sul tema infrastrutturale organizzata ad Adria nel Rodigino, va posta nuovamente con forza, l'intera partita legata al disegno infrastrutturale del Veneto. Se i Cinquestelle ritengono di avere qualcosa di importante da dire in tal senso devono entrare a piedi uniti sulla partita in corso in tema di cda delle società partecipate dalla regione, quelle infrastrutturali in primis.
venerdì 11 dicembre 2015
Spv, il dossier esplosivo della Corte dei conti: Vernizzi sulla graticola
«I controlli dei ministeri competenti e della Regione Veneto risultano assenti» e appare incerta «la sostenibilità finanziaria dell'opera» il cui costo è cresciuto ormai sino a tre miliardi di euro. «La convenzione con il concessionario» il consorzio Sis-Spv presenta condizioni di notevole convenienza per il privato; genera «l'alea un potenziale debito pubblico occulto sulla Regione dal momento che il rischio di mercato «risulta sbilanciato a sfavore della parte pubblica».
Sono questi alcuni dei passaggi salienti con cui la Corte dei Conti a Roma, ovvero la «Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato» mette sulla graticola la Pedemontana Veneta nonché l'operato del suo commissario straordinario, l'ingegnere rodigino Silvano Vernizzi. Il documento, un vero e proprio dossier esplosivo di 161 pagine, ricche di grafici, analisi economiche e giuridiche è firmato dal responsabile della sezione, Antonio Mezzera, il magistrato che a suon di carte bollate da mesi sta duellando a distanza non solo con Vernizzi ma anche con i funzionari della regione e con molte amministrazioni locali, che su Spv avrebbero tenuto un comportamento ambiguo. Scopo della relazione di Mezzera, questo è il compito che gli assegna il suo ufficio, è quello di fare luce sugli aspetti economico-giuridici per segnalare eventuali anomalie ed incongruità.
La relazione peraltro, che porta la data del 9 dicembre ed è stata resa nota ieri dal consigliere regionale Andrea Zanoni sul suo portale, muove un altro durissimo j'accuse al commissario quando parla del collaudo dell'opera. Collaudo affidato «in contrasto con la normativa comunitaria che impone una procedura ad evidenza pubblica». E altrettanto dura in tal senso è la posizione di Zanoni che spiega «Finalmente verrà fatta chiarezza sui troppi lati oscuri di questo progetto... che fin dal 2011 denunciai alla Commissione europea nella mia veste d'allora, ovvero quella di Eurodeputato». Ora, almeno sul piano mediatico, la querelle Spv si riapre perché la Corte dei conti ha finito per mettere il timbro della ufficialità dello Stato su una serie di rilievi già posti da alcuni media, da comitati e associazioni. Il tutto, con la vertenza Spv che per di più si accinge ad essere vagliata dal Consiglio di Stato nell'ambito delle opposizioni mosse dai ricorrenti, potrebbe avere anche risvolti di natura penale: da mesi si parla, senza riscontri peraltro, di fascicoli aperti in una o più procure del Veneto. Ma le notizie giunte ieri da Roma potrebbero imprimere una svolta decisiva.
mercoledì 25 novembre 2015
Esclusivo: Ambiente, nel Veneto i controlli della Forestale a rischio

Poche ore fa la Polizia Stradale di Verona ha svelato l'ennesimo scandalo rifiuti del Veneto. Tra le ditte coinvolte ce n'è anche una calabrese, ma per gli inquirenti allo stato è prematuro parlare di infiltrazioni mafiose. Certo è che nella regione che fu della serenissima il comparto ambientale, anche in ragione di una imprenditrìa non di rado refrattaria in materia di ecologia, è periodicamente oggetto di scandali e inchieste di rango nazionale. E ad aggravare il tutto ci sono le rivelazioni del sindacato Ugl-Cfs il quale spiega che nel Veneto, i nuclei della polizia ambientale del Corpo forestale dello Stato (i Nipaf) sono letteralmente ridotti al collasso, in alcune sedi provinciali il personale è prossimo alle zero unità. Questo in buona sintesi spiega Fabio Napoli (in foto), segretario veneto del settore che in seno ad Ugl tutela i lavoratori del Corpo forestale dello Stato. «Dire che siamo preoccupati è dire poco» spiega il sindacalista il quale si augura una maggiore presa di coscienza in materia ecologica da parte della opinione pubblica.
LEGGI L'INTERVISTA ESCLUSIVA A FABIO NAPOLI
martedì 3 novembre 2015
Regione e comune di Vicenza: i dubbi sul caso Cotorossi
C'è qualcosa di molto molto strano rispetto ai silenzi della giunta comunale di Vicenza rispetto alla vicenda del sequestro di una porzione della lottizzazione all'ex Cotorossi. Se si guarda a quanto dichiarato nel recente passato l'esecutivo sembra prendere le distanze dalle scelte delle amministrazioni di centrodestra che hanno governato dal '99 al 2008 nel frattempo sottointendendo che l'operato degli uffici durante le giunte Variati che si sono succedute dal 2008 ad oggi, non sia in discussione. Il tutto mentre è notorio che unico indagato, al momento, risulta il direttore dell'urbanistica all'epoca della variante bis (era il 2009), ovvero Antonio Bortoli. Come si spiega questa apparente antinomìa. C'è però un altro fattore da considerare. Se al comune di Vicenza sono stati combinati dei pasticci, la Regione con le sue articolazioni ha vigilato bene? Per esempio i lavori in zona Cotorossi sono iniziati anche in ragione di una autorizzazione concessa dal Genio civile del 2010, che è appunto una emanazione della Regione Veneto. Ora su quell'atto, su altri atti o su una eventuale proroga rispetto a quella autorizzazione, gli uffici regionali hanno vigilato adeguatamente? Perché in tema di urbanstica è proprio alla Regione che spetta la parola finale. Il che vale ancor di più per la vigilanza in materia di polizia idraulica.
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