Il rinvio a giudizio per il caso Valdastico sud, meglio nota come Vicenza Rovigo, è alle porte. Ne parla Il Giornale di Vicenza di oggi in pagina 7. Più precisamente la Dda di Venezia chiede il giudizio, tra gli altri, per il tycoon Antonio Beltrame, amministratore delegato della omonima acciaieria vicentina. Chiesto il processo anche per Luigi Persegato, all'epoca dei fatti amministratore unico della patavina Coseco e cognato dell'ex governatore veneto azzurro Giancarlo Galan. Il quotidiano berico omette però la parentela del Persegato. Sulla cui ditta incombono peraltro stranissime ombre. L'udienza preliminare avanti il tribunale di Venezia è fissata il 15 aprile. Tuttavia, al di là delle questioni di cronaca giudiziaria si pone un problema etico politico non da poco. Anzitutto perché oggi sarebbe stata auspicabile una dura presa di posizione di Confindustria verso gli iscritti e verso le imprese associate che in tema di ambiente e legalità si muovono senza rispetto per i valori più elementari. E tant'è che questo silenzio si perpetua da mesi. È avvenuto, tra le altre, col caso Mose, col caso Maltauro-Expo, col caso BpVi-Zigliotto, per non parlare della vicenda Vittadello. Confindustria Veneto tace ed acconsente. E non è un bel vedere per la regione. Nel mondo imprenditoriale in primis, l'affaire Guidi lo dimostra, occorre una dose di pulizia equivalente a quella da cavallo necessaria per ripulire un comparto politico amministrativo ridotto alla medesima melmaia.
venerdì 1 aprile 2016
martedì 15 marzo 2016
Caso Anas-Vittadello, il M5S: stop alle imprese sotto indagine
«Già nell'ottobre ottobre 2015, a seguito del blitz della guardia di finanza e delle numerose ordinanze di custodia cautelare emesse nell'ambito dell'operazione Dama nera, avevamo chiesto, con i miei colleghi del Veneto, al presidente del consiglio Matteo Renzi e ai ministri Delrio e Alfano di avviare iniziative volte all'immediata sospensione degli appalti dell'Anas in carico alle aziende sottoposte a indagini» dichiara il deputato Emanuele Cozzolino del M5S in una nota diramata ieri.
«Ora che le accuse sono confermate e sono scattati gli arresti - puntualizza il deputato -rinnoviamo a gran voce la nostra richiesta».
Tra gli arrestati, spiegano ancora i Cinque Stelle, figura Sergio Vittadello della Intercantieri Vittadello Spa di Limena, la quale ha già realizzato numerose opere; ed è aggiudicataria di altre, in fase di realizzazione «come il nuovo Centro congressi di Padova - precisa il deputato e compagno di partito padovano Marco Brugnerotto - ma moltissime sono le società controllate della galassia Vittadello». L'azienda di Limena, questo è il ragionamento dei Cinque stelle, farebbe parte, con una quota ben precisa, della compagine azionaria del Consorzio Venezia Nuova, il pool di imprese che sta costruendo il Mose. Ma esistono collegamenti anche con società protagoniste degli scandali relativi allo smaltimento dei rifiuti, ultimo quello materializzatosi nell'ambito dello scandalo conosciuto come Mafia capitale.
E non ultimo va anche segnalato un collegamento con l'affare Lagarina Hydro srl, società che intende realizzare nel Rodigino l'impianto idroelettrico nelle acque del fiume Adige, opera contestata da sindaci, associazioni e comitati per l'invasività e i danni che provocherà all'ambiente.
Tutti questi intrecci, rimarca il M5S, in una con le condotte votate alla corruzione, non possono non costituire un dubbio sulla reale utilità pubblica di alcune delle opere realizzate e in fase di realizzazione. Gli illustri arresti dimostrano infatti che a fianco di un dichiarato interesse pubblico sta sempre un sempre crescente interesse personale. «In una situazione del genere riteniamo sia meglio fermarsi un attimo, procedendo con tutte le verifiche del caso, prima di posare anche un solo metro cubo di cemento. Verifica che chiediamo a gran voce anche al governatore veneto Luca Zaia» sottolinea il consigliere regionale veneto del M5S Manuel Brusco.
sabato 12 marzo 2016
Entrate al buio a Borgo Berga
(m.m.) Ieri su Il Giornale di Vicenza in pagina 27 è comparso un articolo interessante. Nel quale si racconta che l'Agenzia delle Entrate del centro storico prenderà in affitto nella cittadella di Borgo Berga una serie di grandi spazi perché quelli occupati in centro storico sono ormai vetusti. La cosa, diciamo così simpatica, che il quotidiano non scrive è che l'intero complesso di Borgo Berga, quello afferente il nuovo palazzo di giustizia è stato oggetto negli ultimi anni di una serie di esposti penali che hanno portato, tra mille prudenze, la procura a chiedere ed ottenere il sequestro di una parte di quel comparto (non quello che sarà occupato dal futuro affittuario). A questo punto la domanda nasce spontanea: ma le Entrate proprio quel complesso dovevano andare a scegliere? Non sanno che è possibile che proprio per gli effetti della indagine penale in corso quegli stabili potrebbero essere confiscati?
lunedì 29 febbraio 2016
Pfas, Berti chiama in causa Zaia: «Dov'è il governatore? Solo il M5S affronta l'emergenza»
I veterinari conoscono analisi non emerse, Brusco: «Le mostrino al M5S, gli unici che hanno il coraggio di divulgarle». Centinaia di migliaia di veneti sono stati esposti e continuano ad essere esposti ai Pfas, che ormai sono entrati nella catena alimentare. Ma la Regione tace e Zaia parla di tutto fuorché della salute dei veneti: a dirlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, Jacopo Berti, che in queste ore interviene ancora rispetto allo scandalo esploso la settimana passata.
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venerdì 5 febbraio 2016
Pedemontana, il punto in una intervista
Oggi Vicenzatoday.it mi ha intervistato alla luce delle novità giunte dalla Corte dei conti sulla vicenda Spv. Spero di essere riuscito a condensare i temi principali di una querelle che terrà banco nel Veneto per anni ed anni giacché polemiche ed incognite non mancano. Il tutto fra l'altro è destinato a ingigantirsi nel tempo, anche con le altre grandi opere in programma...
lunedì 14 dicembre 2015
Spv, ciò che Puppato non dice
In queste ore i media veneti hanno riacceso i fanali sulla Spv, dopo la notizia del dossier choc redatto dalla Corte dei conti. Un dossier impietoso che davanti alla magistratura contabile sarà discusso il 21 dicembre a Roma. Nella capitale i ministeri, la Regione Veneto, il Commissario alla Spv, gli enti locali e i comitati potranno dedurre e controdedurre. Nel frattempo si capirà se le 160 pagine vergate da Antonio Mezzera contengano rilievi meritevoli di un vaglio anche da parte della magistratura penale.
Al momento però la politica si deve interrogare sulle condizioni che hanno portato la Spv, almeno per quanto concerne l'iter burocratico, ad essere ciò che è diventata. In parlamento alcuni esponenti del Pd, come la trevigiana Laura Puppato, hanno correttamente avanzato parecchie perplessità sull'operato del commissario e della Regione. Ma Puppato dovrebbe ricordare però che il commissario alla Spv Vernizzi si è potuto spingere tanto avanti perché la sua struttura nel 2012 è stata vergognosamente salvata da un voto inciuciato e trasversale di Lega, Pdl, Fli, Udc e Pd.
In questo scenario, in una sorta di botta e risposta concettuale il senatore Enrico Cappelletti (a destra nel riquadro) aveva per primo, rispetto a Puppato, indirizzato un rovescio verso il campo avversario, quello della maggioranza, ricordando tra le altre che l'iniziativa della magistratura erariale ha preso il via, per l'appunto, grazie ad un esposto del M5S. Ma come hanno fatto rilevare proprio i Cinque Stelle durante una serata sul tema infrastrutturale organizzata ad Adria nel Rodigino, va posta nuovamente con forza, l'intera partita legata al disegno infrastrutturale del Veneto. Se i Cinquestelle ritengono di avere qualcosa di importante da dire in tal senso devono entrare a piedi uniti sulla partita in corso in tema di cda delle società partecipate dalla regione, quelle infrastrutturali in primis.
venerdì 11 dicembre 2015
Spv, il dossier esplosivo della Corte dei conti: Vernizzi sulla graticola
«I controlli dei ministeri competenti e della Regione Veneto risultano assenti» e appare incerta «la sostenibilità finanziaria dell'opera» il cui costo è cresciuto ormai sino a tre miliardi di euro. «La convenzione con il concessionario» il consorzio Sis-Spv presenta condizioni di notevole convenienza per il privato; genera «l'alea un potenziale debito pubblico occulto sulla Regione dal momento che il rischio di mercato «risulta sbilanciato a sfavore della parte pubblica».
Sono questi alcuni dei passaggi salienti con cui la Corte dei Conti a Roma, ovvero la «Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato» mette sulla graticola la Pedemontana Veneta nonché l'operato del suo commissario straordinario, l'ingegnere rodigino Silvano Vernizzi. Il documento, un vero e proprio dossier esplosivo di 161 pagine, ricche di grafici, analisi economiche e giuridiche è firmato dal responsabile della sezione, Antonio Mezzera, il magistrato che a suon di carte bollate da mesi sta duellando a distanza non solo con Vernizzi ma anche con i funzionari della regione e con molte amministrazioni locali, che su Spv avrebbero tenuto un comportamento ambiguo. Scopo della relazione di Mezzera, questo è il compito che gli assegna il suo ufficio, è quello di fare luce sugli aspetti economico-giuridici per segnalare eventuali anomalie ed incongruità.
La relazione peraltro, che porta la data del 9 dicembre ed è stata resa nota ieri dal consigliere regionale Andrea Zanoni sul suo portale, muove un altro durissimo j'accuse al commissario quando parla del collaudo dell'opera. Collaudo affidato «in contrasto con la normativa comunitaria che impone una procedura ad evidenza pubblica». E altrettanto dura in tal senso è la posizione di Zanoni che spiega «Finalmente verrà fatta chiarezza sui troppi lati oscuri di questo progetto... che fin dal 2011 denunciai alla Commissione europea nella mia veste d'allora, ovvero quella di Eurodeputato». Ora, almeno sul piano mediatico, la querelle Spv si riapre perché la Corte dei conti ha finito per mettere il timbro della ufficialità dello Stato su una serie di rilievi già posti da alcuni media, da comitati e associazioni. Il tutto, con la vertenza Spv che per di più si accinge ad essere vagliata dal Consiglio di Stato nell'ambito delle opposizioni mosse dai ricorrenti, potrebbe avere anche risvolti di natura penale: da mesi si parla, senza riscontri peraltro, di fascicoli aperti in una o più procure del Veneto. Ma le notizie giunte ieri da Roma potrebbero imprimere una svolta decisiva.
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