sabato 25 gennaio 2020

Alla canna del biogas: le ombre sull'impianto di Reggio Emilia


La polemica sull'impianto a biogas che la Regione Emilia Romagna ha autorizzato alla porte di Reggio Emilia rischia di trascinare il centrosinistra che lo sostiene in una caduta rovinosa. Se poi quest'ultima sarà decisiva o meno per le elezioni che domani interessano il rinnovo del consiglio regionale solo il tempo potrà stabilirlo.

Che la situazione non volga al bello per il Pd, che da anni domina incontrastato in Emilia, lo si era già capito in ottobre quando famiglie, agricoltori, produttori ed ecologisti cominciarono a protestare vibratamente contro il progetto proposto da Iren, non solo una multi-utility dell'energia, ma uno dei veri e propri colossi tra le municipalizzate italiane. Per quest'ultima la realizzazione dell'impianto altro non è che un modo per trovare un re-impiego utile di alcuni scarti del settore primario. Per i suoi detrattori invece si tratta di una installazione dalle ricadute nocive sia sul piano generale sia, nello specifico, per la locale produzione del Parmigiano-Reggiano, il formaggio italiano per antonomasia. Tra le controindicazioni dei biogassificatori ci sono infatti le «temutissime» spore di clostridi, che se per via aerea penetrano nelle forme di formaggio in via di stagionatura possono comprometterne la qualità e non solo. Di più, l'accusa che viene mossa a questi impianti è quella di non rispondere ad alcuna necessità energetica bensì di avere come unica ragion d'essere quella dei profitti derivanti dagli incentivi statali.

IL NESSO IREN PD
Ma quale è il nesso tra la vicenda di Reggio e quella delle elezioni regionali? Anzitutto Iren da sempre è considerata una delle multiservizio più organiche alla galassia del Pd. Durante gli ultimi mesi i detrattori dell'impianto hanno attaccato ad alzo zero non solo la giunta comunale reggiana, accusata di essere supina nei confronti dei desiderata della società, ma le critiche sono finite addosso all'amministrazione regionale, per il cui rinnovo si vota domani. L'ok che alcune settimane fa è giunto proprio dalla Regione ha rotto definitivamente gli argini di quella parte di elettorato di centrosinistra (base sindacale, agricoltori vicini al mondo cooperativo, ecologisti) che potrebbero essere tentati dal non presentarsi al voto. O addirittura potrebbero decidere «di punire» il governatore uscente Stefano Bonaccini. Il quale da settimane è impegnato in un estenuante faccia a faccia elettorale con il principale competitor, ossia la legista Lucia Borgonzoni che supportata dall'endorsement del leader leghista Matteo Salvini potrebbe riuscire nell'impresa «storica» di espugnare la Regione Emilia, da decenni roccaforte del centrosinistra: una regione che dai detrattori della Lega è vista come uno degli ultimi baluardi per evitare che un centrodestra che viene dipinto come pieno di tendenze poco democratiche tracimi anche in un feudo rosso. Il che potrebbe costituire una premessa per la presa del potere a livello nazionale.

LIASON ELETTORALI
Ora non è un mistero che tra coloro che si oppongono al biogassificatore giusto in ottobre, ma non solo in ottobre, erano stati lanciati segnali precisi all'indirizzo dell'establishment regionale democratico: cosa peraltro testimoniata dalle telecamere di Taepile.net in una breve scheda filmata. Come non è un mistero che un pezzo della galassia di coloro che si oppongono all'impianto (che ieri hanno annunciato un ricorso al Tar contro il progetto peraltro) abbia cominciato a «flirtare sottobanco» con la Borgonzoni per trovare una sponda utile al blocco dell'iter qualora quest'ultima dovesse sconfiggere Bonaccini.

I TIMORI E LA VERGOGNA
Ad ogni modo da giorni nel Pd la tensione di taglia col coltello. Un consigliere comunale democratico di Reggio, che chiede l'anonimato non nasconde i suoi timori: «L'ok all'impianto rischia di essere un suicidio assistito. Anzitutto potrebbe essere la goccia che alle elezioni regionali fa traboccare il vaso a favore della Lega. Ma anche se il centrosinistra vincesse noi a Reggio saremmo obbligati a vivere con questa spina conficcata nel fianco. Tuttavia - prosegue il consigliere - ci sono altre due questioni assai più importanti. Questa vicenda, e me ne vergogno, dimostra quanto le multi-servizio, sebbene formalmente in mano agli enti pubblici, siano diventate le azioniste di maggioranza delle amministrazioni locali. Hanno assunto un peso così determinante che la politica, me per primo, non è più in grado di dire no. In secundis in città circolano delle voci che non mi piacciono per niente: nella filiera per l'approvvigionamento della materia prima per il funzionamento del biogassificatore e in quella per lo smaltimento dello scarto ossia del digestato sono già pronti alcuni soggetti vicini alla 'ndrangheta. E in una delle province che sono state epicentro dell'affaire Aemilia, la cosa mi fa venire i brividi».

Marco Milioni

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lunedì 9 dicembre 2019

Olimpiadi invernali, altri fondi per la Spv? Il Covepa: «Smascherati i giochetti»


«Io credo che settori sempre più ampi delle categorie produttive del Vicentino e del Trevigiano si stiano ricredendo sulla reale utilità della Spv. I mal di pancia di questa situazione ormai si percepiscono in nuce anche sui media più vicini al sentiment degli imprenditori». A parlare in questi termini in una intervista rilasciata a Taepile.net è uno scatenato Massimo Follesa (in foto), portavoce del Covepa, una associazione che da anni si batte contro la Superstrada pedemontana veneta, la quale non più tardi di ieri sul proprio profilo Facebook ha pubblicato una nota molto puntuta. «La fine dell'anno si avvicina, l'anno venturo è dietro l'angolo. Secondo i palafrenieri della Spv - si legge - il 2020... dopo una serie infinita di rinvii a mezzo Zaia, l'opera avrebbe dovuto essere completata entro il 2020... E invece... la data si allontana ancora di più anche se qualcuno cerca di fare passare la cosa come un avvicinamento del traguardo...». Si tratta di parole precise che secondo il Covepa ben descrivono il clima di grande incertezza che si respira a palazzo Balbi e più in generale alla Regione Veneto, il concedente della Superstrada pedemontana veneta meglio nota come Spv. Tra gli argomenti con cui il Covepa attacca palazzo Balbi c'è anche la questione delle olimpiadi invernali tra Milano e Cortina, che secondo Follesa, «come previsto», potrebbero essere usate come scusa per finanziare quella parte dei lavori di Spv che ancora manca all'appello.

lunedì 18 novembre 2019

Venezia, per le partecipate comunali la querelle è infinita


Mentre la città di Marco Polo continua a fare i conti con i rovesci climatici e con le polemiche sul Mose, a Venezia l'aria si fa rovente pure per la questione dei ventilati conflitti di interesse in capo alla giunta e in special modo all'assessore al bilancio Michele Zuin. Da sempre vicino al parlamentare azzurro Renato Brunetta, già nel 2012 da semplice professionista Zuin finisce in una querelle a sfondo politico a seguito di una inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it in data 6 luglio 2012. In quel servizio a firma di Alessandro Ferrucci e Ferruccio Sansa compare anche il nome di Maurizio Zuin, fratello di Michele,  come lui stimato commercialista nel capoluogo veneto.

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venerdì 4 ottobre 2019

Ambiente, si fa sul serio? Orizzonti e prospettive


(m.m.) Alcuni giorni fa il climatologo Luca Mercalli ad Asiago in provincia di Vicenza aveva dato l'ennesima strigliata alla classe dirigente nazionale in forza dell'allarme lanciato da anni in merito ai traumi che il riscaldamento globale sta causando e causerà al pianeta ovvero alla popolazione mondiale. Pochi giorni dopo è arrivata la manifestazione nazionale dei collettivi Fridays for future che ha invaso pacificamente le strade di tutto l'Occidente e non solo. Il 29 settembre a Valdagno durante Festambiente la rete ecologista del Vicentino «ha fatto tesoro» della kermesse organizzata da Legambiente della Valle dell'Agno (nel riquadro un momento della manifestazione) per fare il punto della situazione. Ne è emerso uno scenario variegato (riassunto in una carrellata di video-interviste) in cui il motivo ricorrente era il rapporto, spesso difficile, tra l'orizzonte della classe dirigente (politica ed imprese in primis) e quello del mondo ecologista. E sempre stando alla cronaca ieri il quotidiano Vicenzatoday.it ha dato conto di un convegno andato in scena a Castelfranco Veneto durante il quale è emersa una proposta di non poco conto. Quella di azzerare le numerose deroghe previste dalla recente legge regionale sul riassetto urbanistico-ambientale del Veneto: obiettivo che dovrebbe essere raggiunto grazie ad una legge dello Stato da votare al più presto in Parlamento. La società civile, la politica, le forze sindacali, i portatori di interesse, le imprese, avranno la voglia e il coraggio di cominciare, per esempio, dalla proposta uscita da Castelfranco? Queste ultime due settimane sono state molto calde sul piano della discussione dei temi ambientali. Qualcuno ha davvero intenzione di cominciare a quagliare?

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sabato 14 settembre 2019

Caso Spv-Trevignano, le polemiche non si placano


(m.m.) In una breve video-intervista rilasciata a Taepile.net Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento che da anni si batte contro la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, meglio nota come Spv, parla del recente cedimento che ha interessato una sponda del cantiere della stessa Spv, cedimento che è avvenuto tra Trevignano e Montebelluna in provincia di Treviso. Tra le critiche che il Covepa solleva ce n'è una in particolare, quella per cui la Regione Veneto, che è poi il concedente dell'opera assuma da tempo una posizione ancillare nei confronti del privato concessionario ossia la italo-spagnola Sis.

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lunedì 19 agosto 2019

Crollo al cantiere Spv di Trevignano, il Covepa bacchetta la Regione Veneto


(m.m.) Le giustificazioni addotte dalla Regione Veneto nella recentissima vicenda del parziale crollo che ha interessato un ponte canale lungo il cantiere della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv, in provincia di Treviso, non convincono i comitati ambientalisti. A sostenere questa tesi è Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento che da anni si batte contro l'opera.  Il quale alle telecamere di Taepile.net parla di un evento che avrebbe potuto causare vittime, in primis tar gli operai. Il portavoce poi aggiunge: «È sbagliato sostenere che poiché l'opera è ancora in fase di realizzazione possano accadere episodi come quello accaduto a Trevignano dove un pezzo del ponte canale è venuto giù come un pezzo di stracchino». Poi il comitato aggiunge un'altra considerazione sull'incidente (nel riquadro l'immagine del ponte collassato): «È come se la mia casa fosse quasi finita e un giorno di punto in bianco se ne venisse giù un muro. Evidentemente nel progetto o nella sua realizzazione c'è qualche cosa che non funziona».

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giovedì 11 luglio 2019

Scandalo Pedemontana, la bordata degli ambientalisti ai sindacati


(m.m.) È un attacco ad alzo zero nei confronti degli edili di Cgil, Cisl e Uil quello distillato ieri sul blog del Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la Spv, recentemente finita un un maxi scandalo giudiziario per forniture truccate, almeno stando alle accuse mosse dalla procura di Vicenza. La triplice l'altro ieri aveva preso una netta posizione ipotizzando un accordo in cassa integrazione per i dipendenti rimasti senza lavoro dopo il sequestro ordinato dal giudice per le indagini preliminari di Vicenza. Ma gli ambientalisti del Covepa non ci stanno e attaccano: «rispetto per chi rimane senza lavoro. Ma chi rimane a spasso dovrà finire a carico del concessionario incaricato di realizzare l'opera, ossia la Sis».

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lunedì 1 luglio 2019

Mose da rifare e Spv da ripensare


(m.m.) Le criticità del Mose, note, deflagrano su Il Fatto di oggi che carte alla mano spiega una serie di magagne tecniche che fanno correre il rischio di rendere l'opera inservibile. Che queste magagne non fossero prevedibili a Venezia non ci crede quasi nessuno. Però, l'opera è andata avanti negli anni come una furia, in modo che, sorpassato il punto di non ritorno, non ci fosse più né il tempo né il modo per cambiarla in qualcos'altro. Qualcos'altro che non si trasformasse in un pozzo di san Patrizio sulle spalle dei contribuenti.

La Pedemontana o Spv quanto dista dal Mose in questo senso?  Proprio in relazione alla questione delle cerniere proprio su questo blog nel 2015 scrissi: «Quanto al Mose poi ci sarebbe un ultima cosa da dire. Chi ha letto le carte della progettazione nonché i dubbi emersi in tantissimi ambienti scientifici sa una cosa. Tempo tre quattro anni alcuni nodi verranno al pettine. Uno di questi è il sistema di cerniere che tiene le paratie mobili ancorate al resto del sistema. Ruggine, salsedine, pressione faranno strame del sistema vanto del gruppo Mantovani alias famiglia Chiarotto. Il Mose, che dio solo sa quando sarà completato», se sarà completato o se più probabilmente sarà dismesso, «diventerà allora anche una ferita non cicatrizzabile».

Sempre nello stesso commento aggiungevo: «Il che comporterà un esborso milionario costante per mantenerlo se non funzionante, perché probabilmente non lo sarà mai, ma almeno stentatamente integro. In questa faccenda la cosa simpatica sta però nel fatto però che eventuali malfunzionamenti, per legge, gravano sullo Stato e non su chi ha realizzato, scientemente o meno poco importa, i lavori alla viva il parroco. Un altro rubinetto infinito è stato aperto in ragione di un ordito premeditato molto tempo prima. Ora, i soloni di Confindustria che predicano un giorno sì e l'altro pure contro gli sprechi della spesa pubblica e a favore del rientro dello Stato dal suo debito, come mai non imprecano contro questa spesa malata che fa rima con grandi opere? E se mutatis mutandis questo meccanismo lo rivedremo anche nella Spv, allora significherebbe che le stesse menti, hanno dato vita allo stesso congegno infernale...». Non è questione di avere la sfera di cristallo, sarebbe bastato leggere le carte e ascoltare qualche scienziato di chiara fama. Molti lo hanno fatto, ma nessuno ha dato ascolto al buon senso. La pancia dolosamente piena non ha fatto prigionieri. I veneti quasi quasi meriterebbero di pagarne tutte le conseguenze: altro che fondi statali per tappare la falla. Per la Spv c'è ancora tempo per correggere il tiro prima che diventi un abominio? Forse sì, forse no. Sarebbe saggio provarci, empio non farlo.

domenica 23 giugno 2019

Piccole grandi rogne della Spv


(m.m.) Sono passati pochi giorni dal 3 giugno, giorno in cui è stato inaugurato il primo tratto della Superstrada pedemontana veneta da Thiene a Breganze-Montecchio Precalcino. In un reportage ultimato poche ore fa è possibile constatare come quel tratto sia pressoché deserto. Ma i problemi per la Pedemontana, nota anche come Spv, non finiscono qui. Alcuni giorni fa è scoppiata la grana della intersezione con la A4, il problema stavolta si presenta nel comune di Montecchio maggiore, sempre nel Vicentino. Ma si tratta di un inghippo che covava sotto le ceneri e che l'amministrazione regionale del Veneto conosceva bene. Tanto che la polemica è esplosa immediatamente coi comitati che hanno attaccato seduta stante la Regione Veneto (l'accusa più dura è giunta da Massimo Follesa, portavoce del Covepa, uno dei coordinamenti che da anni si batte contro l'opera). E non è finita. Il comitato dei residenti di Vallugana, un'area interessata da un altro contestatissimo cantiere Spv a Malo in provincia di Vicenza, denuncia ancora una volta una situazione di grande disagio. In una nota diffusa il 21 giugno da Andra Viero, il portavoce del comitato si legge che «le polveri che costantemente e copiosamente» i residenti sono «costretti a respirare» stanno rendendo la vita impossibile a chi vive a ridosso del cantiere. «Viviamo ormai blindati in casa» aggiungono gli abitanti che oltre alla nota hanno diramato anche alcune foto (nel riquadro) nonché un brevissimo video. «Le polveri prodotte dalle lavorazioni unite allo smog prodotto dai mezzi di cantiere e dai fumi a seguito delle esplosioni rendono l’aria asfissiante».

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GUARDA L'INTERVISTA A MASSIMO FOLLESA
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martedì 11 giugno 2019

Caso Sesa-FanPage, scricchiola il Veneto del business ambientale


Sui palazzi del Veneto e non solo tira una brutta aria. L'inchiesta di FanPage pubblicata ieri sul caso Sesa mette a nudo il sistema del compostaggio dei rifiuti e apre uno squarcio su un settore delicato in cui la commistione tra pubblico e privato potrebbe celare inconfessabili architetture di potere. Il caso sta suscitando clamore anche sui media nazionali. Al di là della vicenda del marchiano conflitto di interessi che ha investito il giornalista veneto Fabrizio Ghedin, portavoce del sottosegretario all'ambiente del Carroccio Vannia Gava, oggi dimissionario (un Ghedin che al contempo svolgeva il ruolo di addetto alle relazioni esterne di Sesa), è l'assetto degli equilibri interni alla municipalizzata di Este nel Padovano a prestare il fianco a sospetti di ogni tipo.

Anzitutto non si capisce se la decisione di offrire una sponsorizzazione da 300mila euro a FanPage in cambio della possibilità di aggiustare il tiro della video-inchiesta della testata napoletana, sia o meno stata condivisa con l'azionista di maggioranza della società, ovvero il comune di Este.

Rimangono poi da chiarire i rapporti tra socio di maggioranza (e la politica veneta) e il dominus della società ovvero il manager Angelo Mandato, il quale rappresentando in qualche modo gli interessi della quota di minoranza privata di Sesa da sempre viene descritto come persona che esercita un potere incontrastato nella compagnia.

Rispetto alla compagine azionaria di quest'ultima poi rimangono da chiarire le fasi con cui negli anni Mandato, socio privato di Sesa rilevò l'azienda dalla famiglia Rossato finita nei guai per una storia di 'ndrangheta. L'inchiesta di FanPage tra l'altro apre anche uno squarcio inquietante sui controlli con cui gli enti pubblici, comune di Este, Arpav e Regione Veneto in primis avrebbero proceduto negli anni. Il compost ottenuto negli impianti Sesa era a norma di legge? Quenti controlli sono sono stati effettuati dalle autorità preposte dopo le lamentele dei cittadini? Quanti controlli sono stati eventualmente ordinati dalla magistratura? Il meccanismo del compost contaminato per caso ha interessato od interessa altri siti veneti? Negli anni le associazioni ambientaliste come si sono rapportate con Sesa e con altre società simili?

venerdì 7 giugno 2019

Caso Vallugana-Spv: durante il convegno bacchettate le autorità


(m.m.) Una cinquantina di persone ha preso parte ieri a San Tomio, frazione di Malo nel Vicentino, ad un dibattito pubblico intitolato «Mafie ambiente e grandi opere» organizzato dal Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Il convegno è arrivato in un momento delicato perché una delle famiglie che nella zona di San Tomio Vallugana protesta contro il cantiere Spv localizzato in località Covolo, sarebbe stata oggetto di alcune intimidazioni peraltro segnalate ai carabinieri. Di più, la zona da diverso tempo è al centro di una querelle ambientale che recentemente è sfociata in alcuni controlli ordinati dalla magistratura di Vicenza. Il tutto mentre sale il lamento dei residenti che non ne possono più del cantiere.

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giovedì 6 giugno 2019

La valle trema


(m.m.) Pochi minuti fa ho ultimato un corto che approfondisce il problema dei soprusi lamentati da un gruppo di residenti di Covolo-Vallugana, una frazione di Malo in provincia di Vicenza. Al centro della querelle c'è un cantiere della Superstrada pedemontana veneta, nota anche come Spv. Si tratta di una delle infrastrutture tra le più rilevanti tra quelle in cantiere oggi nel Paese. L'opera da anni è al centro di polemiche roventi. Chi protesta denuncia anche di avere patito una serie di intimidazioni che sono state segnalate alla autorità competenti...

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giovedì 21 marzo 2019

Affaire Pfas: nubi nere su Regione, Arpav e Provincia di Vicenza


(m.m.) Gli sviluppi delle ultime ore del caso Pfas rendono ancora più cupa la vicenda di uno dei casi di contaminazione tra i più discussi nel Belpaese. Da una parte ci sono le rivelazioni contenute in una relazione al vetriolo inviata dal Noe alla procura berica, di cui parla diffusamente Greenpeace, la quale in passato aveva attaccato gli enti territoriali veneti. E poi ci sono gli elementi che emergono dalla lettura in filigrana del verbale con cui, sempre i carabinieri del Noe, hanno recentemente multato Miteni, la spa trissinese ritenuta al centro del caso Pfas, oggi fallita per giunta, per un importo di 400mila euro.

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venerdì 29 giugno 2018

Liason dangereuse in saor


«Dopo le inchieste di Fanpage.it e di Report dedicate a Venezia e dintorni credo che le istituzioni debbano vigilare con molta attenzione su fatti, situazioni e novità emerse da quei servizi. Soprattutto i veneziani debbono stare in guardia rispetto alla partita delle bonifiche perché in questo settore storicamente si annidano malaffare e mala gestio nella cosa pubblica». Ad usare queste parole è Franco Tandin, volto noto alle cronache regionali per le sue battaglie contro le malversazioni nel mondo bancario e in quello delle società pubblico-private a partire dalla Save, il gestore dell’aeroporto della città di Marco Polo. Tandin peraltro parla in maniera affatto generica anche perché oggi, poco dopo mezzogiorno, i suoi dubbi e i suoi timori hanno preso la forma di un esposto indirizzato alla prefettura di Venezia...

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lunedì 25 giugno 2018

Miteni: «Pfas, oltre mille tonnellate utilizzate nel Veneto negli ultimi dieci anni». I dati sulla concia


«Circa duecento tonnellate l'anno di perfluorurati per la concia con un trend in crescita... Più della metà di queste sostanze viene utilizzata in Veneto: 109,31 tonnellate solo lo scorso anno»: ovvero la massiccia presenza di Pfas nel Nordest può avere un nesso con la presenza del distretto della lavorazione della pelle dell'Ovest vicentino. Sono queste le parole più significative di una lunga nota diramata oggi a mezzodì dalla Miteni, la società che secondo Arpav è tra le principali indiziate della contaminazione da Pfas nel Veneto centrale.

Più nel dettaglio Miteni per sostanziare la sua presa di posizione fa riferimento ad uno studio commissionato dalla stessa spa berica a Global Market Insight «uno dei principali istituti di ricerca di mercato al mondo». Per vero nel respingere seccamente al mittente le accuse del coinvolgimento della fabbrica trissinese in uno dei più noti scandali ambientali del recente passato italiano, l'amministratore delegato della società Antonio Nardone (nel riquadro) non accusa direttamente nessuno, concia in primis.

Però usa comunque usa parole di fuoco: «I dati sono a nostro avviso molto chiari e non vogliono puntare il dito contro nessuno ma dare una indicazione oggettiva della situazione attuale e del passato. Dati che sono perfettamente allineati con le disposizioni che lo scorso anno ha dato la sentenza del tribunale Superiore delle acque pubbliche che aveva indicato gli utilizzatori dei Pfas come punto fondamentale per affrontare il problema. Non si può ora non considerare - aggiunge Nardone - che in Veneto vengono usati Pfas in volumi decine o centinaia di volte più grandi di quanti non ne abbia mai scaricati Miteni. Non si può adesso ignorare che le zone contaminate sono coerenti con gli scarichi di alcuni tipi di produzione e che non hanno nulla a che fare con la falda dello stabilimento. Questa ricerca rivela il tassello che mancava nella comprensione del fenomeno».

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venerdì 27 aprile 2018

Pfas, Fazio: diatriba sui limiti? Cortina fumogena



(m.m.) «La diatriba sui cosiddetti limiti, che più correttamente vengono definiti livelli di performance, tra Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente è solo un modo per gettare fumo negli occhi degli spettatori. I due partner ovvero il governatore leghista del Veneto Luca Zaia e il ministro dell'ambiente Luca Galletti si prestano ad una pantomima che serve ad oscurare le richieste di quanti lottano per un'acqua non inquinata visto che chiedere un qualunque limite accettabile per i Pfas nell'acqua potabile significa accettare che in essa siano presenti queste sostanze perfluorate che sono assai nocive». A parlare senza peli sulla lingua è il medico Giovanni Fazio (in foto), uno degli attivisti più noti del Cillsa, il comitato che ad Arzignano in provincia di Vicenza da anni sta ingaggiando una battaglia ad alzo zero per un ambiente più pulito. E sia che si parli di inquinanti derivati dalle lavorazioni della concia o dei derivati del floro alla base dell'affaire Miteni, Fazio ritiene che salute ed ecologia debbano rimanere una priorità». Peraltro l'attivista sulla querelle che da mesi coinvolge parlamento, governo, Istituto superiore di sanità e Regione Veneto e che una settimana fa ha distillato il suo ultimo capitolo, ha una idea precisa: considerandola alla stregua di un finto bersaglio.

LEGGI L'INTERA INTERVISTA A GIOVANNI FAZIO

lunedì 23 aprile 2018

Caso Miteni, nuova richiesta di sequestro


(m.m.) La documentazione elaborata in questi anni dall'amministrazione regionale del Veneto e dall'Istituto superiore di sanità parla chiaro. I Pfas immessi nell'ambiente ad opera della Miteni sono pericolosi per questo la fabbrica di Trissino nel Vicentino va sequestrata. A chiedere che l'autorità giudiziaria berica ponga i sigilli alla fabbrica della valle dell'Agno è stato stamani Giorgio Destro. L'avvocato padovano (in foto) infatti si è presentato oggi di buon'ora a Borgo Berga chiedendo ancora una volta un intervento dell'autorità giudiziaria, bissando così la richiesta già indirizzata alle toghe il 10 gennaio del 2017 la quale al momento, pur con una indagine in corso, non è stata accolta.

Detto in soldoni il legale invoca nuovamente il sequestro perché a suo dire non è mutata la situazione di pericolo già descritta nell'esposto dell'anno passato. In riferimento alla quale, in forza dell'articolo 328 del codice penale, si chiedeva fossero valutate possibili condotte omissive da parte di quei soggetti, assessorato all'ambiente e alla sanità della Regine Veneto, segreteria generale della Regione e provincia di Vicenza, che eventualmente si fossero dimostrati inerti rispetto ai propri doveri d'intervento: una fattispecie giuridica che rientra in uno dei reati tipici della pubblica amministrazione che è l'omissione in atti d'ufficio.

L'istanza formalmente depositata stamani da Destro ad ogni modo arriva in un momento particolare. Ieri a Trissino infatti oltre duemila persone hanno protestato contro la contaminazione da derivati del fluoro, i Pfas, che l'Arpav attribuisce a Miteni. E inevitabilmente cresce la pressione nei confronti della procura berica che secondo i media regionali entro l'anno potrebbe chiudere le indagini preliminari. Se ci saranno provvedimenti restrittivi contro la fabbrica e indagini anche a carico degli enti che in passato hanno controllato l'operato dell'impianto questo non è dato sapere.

giovedì 19 aprile 2018

Spv, gli strali di Follesa su Luca Zaia e Renzo Rosso


(m.m.) In questa video-intervista che ho realizzato e pubblicato oggi, ho raccolto il parere di Massimo Follesa, portavoce del Covepa, dopo la puntata di Report andata in onda lunedì 16 aprile e che è stata dedicata, almeno in parte, alle magagne della Pedemontana veneta. L'opera, sostenuta a spada tratta dal governatore veneto, il leghista Luca Zaia nonché da molti big dell'imprenditoria del Nordest, Renzo Rosso in primis, non è uscita per nulla bene dall'approfondimento della Rai. Follesa nell'intervista rilasciate a Taepile.net spiega che la popolare trasmissione di Report, con dovizia di dettaglio non fa che riprendere e spiegare in maniera assai efficace quanto è stato denunciato per anni da associazioni, attivisti ed analisti indipendenti. E nel farlo si scaglia con parole durissime proprio contro Zaia e Rosso.

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mercoledì 24 gennaio 2018

Spv, esproprio di Altivole congelato: secondo round ai Piccolotto


(m.m.) Oggi la Sis, il concessionario autorizzato dalla Regione Veneto alla realizzazione della Spv, ha dovuto sospendere i lavori nel fondo della famiglia Piccolotto ad Altivole nel Trevigiano. A comunicare la notizia che sta facendo già molto clamore è uno dei legali della famiglia, l'avvocato Giorgio Destro del foro di Padova, che è riuscito nel suo intendo di congelare il cantiere diffidando la Regione «affinché il concessionario si adoperasse per la bonifica bellica del sito» che secondo le informazioni raccolte dai consulenti dei Piccolotto «potrebbe celare sotto terra una serie di ordigni bellici». Del proposito del legale era già stato conto sulla stampa locale.

Il caso dell'immissione in possesso coatta patita dalla famiglia trevigiana pochi giorni fa aveva fatto il giro dei media regionali poiché i proprietari dell'area lamentavano l'ingresso nei loro terreni delle ruspe senza che vi fosse un regolare titolo di esproprio. Peraltro le fasi più delicate dell'ingresso delle maestranze della Sis era stato seguito in diretta da un manipolo di attivisti del fronte No-Spv nonché dall'avvocato Serena Pomaro, altro legale della famiglia e dal consulente tecnico Marina Lecis.

In quella circostanza erano stati proprio i legali a far presente che la vicenda avrebbe avuto una serie di conseguenze anche penali: a partire dalla presentazione di un esposto presso la procura della repubblica di Treviso. «Assieme ai miei colleghi - sottolinea ancora Destro - stiamo seguendo i Piccolotto molto da vicino per tutelare i loro diritti ed i loro interessi». Dopo il j'accuse lanciato alla Sis il 17 febbraio i Piccolotto, oggi fanno segnare un punto a loro favore. E promettono «che la battaglia andrà avanti senza tentennamenti».

sabato 20 gennaio 2018

Epifania delle Terre: nuove accuse contro Dal Toso


(m.m.) Per chi pensava che la querelle seguita alla celebrazione della Epifania delle terre a Castelgomberto nel Vicentino fosse svaporata si dovrà ricredere. La messa in favore dell'ambiente fa registrare un nuovo capitolo. Pochi minuti fa Massimo Follesa, coordinatore del Covepa ha lanciato un j'accuse micidiale nei confronti di Lorenzo dal Toso (in foto),  primo cittadino castrobertense.

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