venerdì 10 febbraio 2017

Perfluorati, la Miteni contesta le conclusioni della Commissione ecomafie

«Stiamo approfondendo i contenuti della relazione della commissione parlamentare ma già dalla prima lettura appare evidente che si tratta di un documento incompleto, privo di rigore scientifico che porta ad evidenti contraddizioni». Non usa mezze parole l'amministratore delegato della Miteni Antonio Nardone, l'industria chimica del Vicentino al centro del caso Pfas, per commentare la relazione della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti. Una lunghissima relazione, quella della "Ecomafie", che in modo critico ha acceso i riflettori non solo sulla società ma pure sui provvedimenti adottati dalla Regione Veneto.

La spa di Trissino però non ci sta e contrattacca: «Nel documento viene ad esempio contestato a Miteni di non avere fornito i dati personali degli esami dei lavoratori nello studio del professore Giovanni Costa. Il motivo è semplice: la commissione non ha mai chiesto i dati all'azienda e nemmeno l'ha mai convocata. Dati che sono stati sempre forniti alle ULSS locali. Se la commissione li avesse richiesti, secondo le norme previste, li avrebbe ottenuti immediatamente visto peraltro che gli enti preposti già ne sono in possesso».

Nardone (in foto) muove poi un ultimo addebito: «La Commissione prima accusa ripetutamente Miteni di immettere nel torrente Poscola scarichi sopra i limiti, poi riconosce nello stesso documento che i limiti sono rispettati. I limiti di scarico nel Poscola sono infatti assolutamente rispettati e sono addirittura inferiori a quelli previsti per le acque potabili, come gli enti di controllo possono documentare».

giovedì 9 febbraio 2017

Caso Pfas: intervenga la procura generale


«Ad oggi non risulta all'esponente alcuna concreta attività di indagine» a seguito della richiesta di sequestro della Miteni inoltrata alla procura di Vicenza «in data 10 gennaio 2017». È questa in estrema sintesi la motivazione con cui Renza Pregnolato, legale rappresentante della associazione padovana «La Terra dei Pfas» ha chiesto stamani alla Procura generale di Venezia di avocare l'indagine sul maxi inquinamento da Pfas che sta interessando l'intero Veneto centrale e che viene condotta proprio dalla procura berica.

Il documento, che è stato controfirmato dall'avvocato patavino Giorgio Destro, legale dell'associazione, giunge in un momento delicatissimo. Ovvero a poche ore dalla pubblicazione da parte di Palazzo Madama e di Motecitorio dell'intero testo della relazione della Commissione parlamentare ecomafie in merito alla indagine conoscitiva proprio sul fenomeno dei derivati del fluoro, i Pfas, che stanno da anni avvelenando l'asta del fiume Agno-Guà-Fratta. «Noi abbiamo intenzione di proseguire sulla nostra strada per chiedere ad ognuno di fare fino in fondo quanto dovuto» ha spiegato oggi pomeriggio Destro che da tempo segue la querelle anche sul versante amministrativo in una col consulente Marina Lecis e con l'avvocato vicentino Edoardo Bortolotto (in foto a sinistra; al suo fianco Destro).

E la situazione è esplosiva non solo sul fronte degli accertamenti nonché delle contestazioni nei confronti di queste ultime. Ma lo è anche sul piano della stessa indagine conoscitiva conclusasi in parlamento ieri con la diffusione della relazione. Seconda quanto riporta l'Arena di Verona oggi in pagina 28 infatti i membri della commissione non avrebbero affatto apprezzato che i dati dello studio Miteni sulla salute dei dipendenti siano stati in qualche modo coperti. La trissinese Miteni è la industria chimica della Valle dell'Agno considerata da Arpav come principale fonte dell'inquinamento e oggi oggetto di una indagine penale. Per di più l'impossiblità di leggere questi dati sulla salute delle maestranze avrebbe messo in ambasce anche gli stessi lavoratori. Le polemiche peraltro proseguono dal week-end appena passato quando erano comitati e associazioni in tema di emergenza Pfas avevano criticato duramente la regione. Al riguardo tra l'altro ha preso posizione anche il senatore vicentino del M5S Enrico Cappelletti: «I governi nazionale e regionale non hanno fatto nulla per tutelare la salute dei cittadini - è riportato in una nota al vetriolo vergata dallo stesso senatore poco più di un'ora fa nella quale si fa presente che l'emergenza - è rimasta troppo a lungo sottovalutata».

martedì 7 febbraio 2017

Pfas e concia, i nodi al pettine

«Finalmente ci siamo: dopo mesi e mesi di lavoro, domani sarà pubblicata la relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sui Pfas. Sostanze dal nome cacofonico che sono interferenti endocrini, in particolare del metabolismo dei grassi, e possibili cancerogeni. Hanno contaminato l'acqua potabile in un'area di almeno 180 km quadri abitata da oltre 300mila persone. E stanno causando una strage silenziosa, di cui ora ci sono le prove ma che continua imperterrita, nonostante le denunce e i dossier rimpallati tra le procure». È questo uno dei passaggi più importante che il senatore del M5S ha affidato al blog del movimento. Una riflessione che descrive lo stato d'animo di quanti in questi mesi hanno seguito da vicino una vicenda la quale è tutt'altro che esaurita. Le parole di Cappelletti peraltro giungono in un momento in cui sul tema dei temutissimi derivati del fluoro, i Pfas appunto, hanno alzato i toni gli attivisti di Legambiente che tre giorni fa a Cologna, hanno puntato l'indice contro la Regione Veneto soprattutto in ragione del duro attacco di Piergiorgio Boscagin (in foto) responsabile del circolo locale della associazione ecologista...

venerdì 3 febbraio 2017

Dal Mose alla Spv il j'accuse di Cozzolino

(m.m.) «Che il cosiddetto processo Mose si sarebbe tristemente avviato verso la prescrizione lo si era capito subito. La cosa era stata descritta con dovizia di dettaglio da alcuni osservatori molto attenti. La baldanza del procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio che solo pochi mesi fa vide come un buon risultato quel po' di patteggiamenti portati a casa dalle toghe in queste ultime ore viene clamorosamente smentita dai fatti di cronaca». È questo uno dei passaggi più sapidi di una breve nota diffusa stamani dal deputato veneziano dei Cinque stelle Emanuele Cozzolino.

Il dispaccio prende in esame le voci che da mesi parlano di un processo Mose inevitabilmente avviato verso la prescrizione.  «Molto si è detto - attacca ancora il deputato - dell'ex governatore azzurro del Veneto Giancarlo Galan, dei suoi sodali, nonché degli episodi più o meno di costume che hanno riguardato l'ex dominus del consorzio Venezia nuova Giovanni Mazzacurati in una con i suoi emuli colpiti dall'inchiesta. Ma poco o nulla si è detto dei vari gruppi Chiarotto, Cinque, Mazzi che hanno agito alle spalle. E soprattutto mai si è messo in discussione il sistema criminogeno che è alla base di tutto ciò, il quale ha un nome preciso: legge speciale su Venezia. Un provvedimento che non sembra tanto il frutto del legislatore quanto lo schema di una associazione a delinquere».

Parole durissime cui seguono altre ugualmente dure, stavolta nei confronti di alcuni settori del mondo giudiziario: «Sulla magistratura ricadranno per sempre una serie di responsabilità innegabili. Oggi si parla di prescrizione ma è dal 2007 che il magistrato della Corte dei conti Antonio Mezzera da Roma denuncia le anomalie del Mose. Perché le inchieste son partite così tardi? Quali e quante pressioni sono state fatte sugli inquirenti veneziani?».

L'onorevole del M5S (in foto) tira poi in ballo un parallelismo tranchant tra affaire Mose e altre grandi commesse venete: «Mezzera fra l'altro è il magistrato erariale che ha acceso i riflettori su un altro scempio, quel Mose di terraferma che porta il nome di Pedemontana Veneta. Quanti anni e quanti quintali di esposti ci vorranno prima che la procura di Venezia apra un fascicolo degno di questo nome sulla Spv? Quando e se le indagini saranno istruite ci lamenteremo ancora della prescrizione? Oppure è arrivato il momento di dire che la prescrizione altro non è che una scusa con cui un pezzo dello Stato, anzi dell'establishment, si autoimmunizza dalla legge facendo strame dello stato di diritto?»

mercoledì 11 gennaio 2017

Finanziaria regionale, l’ira di Italia Nostra Treviso


(m.m.) La finanziaria di fine anno ha segnato uno dei momenti di tensione più acuta a palazzo Ferro Fini. La maggioranza di centrodestra capitanata dal governatore leghista Luca Zaia ha dovuto faticare non poco per portare a casa una legge contestata a più riprese, soprattutto per le ricadute sul piano ambientale e urbanistico in ragione del collegato alla legge stessa che contiene una serie di nuove misure che secondo le opposizioni andavano trattate con una discussione ad hoc, in un’altra sessione di lavori.

«Non abbiamo parole per definire la scelta di un approccio del genere - sbotta Romeo Scarpa (in foto), il vulcanico ingegnere che guida Italia Nostra Treviso - il quale parlando del testo licenziato in Regione Veneto parla di legge «elaborata nel peggiore dei modi e che sa di marchetta nei confronti» di questo o quel consigliere di maggioranza» il tutto «nel nome della confusione». Il presidente della associazione puntando l’indice contro palazzo Ferro Fini parla di cultura politica «di infimo livello» e ricorda che un approccio molto simile fu scelto all’epoca della giunta forzista guidata dall’allora governatore azzurro Giancarlo Galan.

LEGGI L'INTERA INTERVISTA A ROMEO SCARPA

martedì 20 dicembre 2016

Giorgetti, Fi e le cave


Oggi per Vvox.it firmo un approfondimento che contiene alcuni risvolti politicamente eclatanti rispetto al tema del riordino del territorio e delle cave del Veneto. Massimo Giorgetti (nel riquadro), vicepresidente del consiglio regionale in quota Fi ha tranquillamente ammesso di avere ricevuto finanziamenti da una società, la Adige Bitumi, che ha accordi strategici in essere con la Regione. Sarà interessante capire come le altre forze in consiglio valuteranno questa novità. Frattanto lo stesso Giorgetti, sempre nello stesso servizio ha avuto parole molto dure per i consiglieri regionali Andrea Zanoni del Pd e Patrizia Bartelle del M5S. Il primo ha infilzato la sua maggioranza con due note al vetriolo pubblicate il 10 dicembre ed il 18 sempre di questo mese. Bartelle, riferendosi alla novità introdotta dal centrodestra in tema di deregulation estrattiva aveva parlato di «proposta mafiogena».

LEGGI L'INTERO SERVIZIO SU VVOX.IT

lunedì 12 dicembre 2016

Veneto e scempi ambientali: una apocalisse silenziosa


Chi ricorda le polemiche al vetriolo che investirono l'ex governatore azzurro Giancarlo Galan poco prima che quest'ultimo nel 2010 mollasse la presidenza della Regione Veneto? Chi ricorda, tra il 2009 e il 2010, la lotta feroce che a palazzo Ferro Fini venne combattuta attorno all'articolo 38 del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, il Ptrc, che sottraeva ai comuni la potestà urbanistiche delle aree strategiche ai fini dei trasporti? Nel silenzio rumoroso della baraonda referendaria la Lega Nord, che comanda in Regione Veneto col governatore Luca Zaia, sta riproponendo lo stesso cliché usato ideato da Galan e dai suoi sodali. Un primo antipasto di questo intendimento era stato cucinato già nel 2013, durante il primo governatorato di Zaia. Ora il suo esecutivo si spinge oltre, nascondendo una deroga monstre, nelle mutande della finanziaria al vaglio dell'aula: una deroga cui ne segue un'altra altrettanto mostruosa sulle cave. A differenza del 2009 però la politica, le minoranze agguerrite e la società civile tacciono. Tutti zitti, tutti allineati, con qualche meritoria eccezione. Ma il manovratore stavolta è stato assai più abile a sopire il silenzio: e questo è il vero volto della Lega. Si schiera giustamente contro il no al referendum costituzionale, ma per arrogarsi il diritto di preparare le stesse vergogne in salsa regionale. Alvaro vitali interpretando Pierino una volta disse: «invertendo le chiappe il prodotto non cambia».

Marco Milioni